Prenditela tu la granata che io ho già dato!

è da parecchi giorni che mi frulla in testa di scrivere questo post ma i ritmi che mi sono ritrovato tra capo e collo, le varie festività/ricorrenze e un pò di confusione mi hanno fatto rimandare la cosa. Visto che se non scrivo le cose mi rimangono incamerate nell’ipotalamo e poi faccio sogni strani, e visto che la gente mi piscia a buffo le seconde serate, stanotte butterò giù due righe anche se le mani non vanno via da sole come al solito.

“Sei cambiato: è come se indossassi una maschera, non riesco a capire se posso fidarmi di te.”
“Pensi troppo e fai poco, secondo me dovresti provare a lasciarti andare.”
“Non è possibile controllare così tanto i propri sentimenti, mi fai paura.”
“è strano… è come se mi stessi guardando ma in realtà non mi vedi, guardi oltre. Non te lo so spiegare.”

Cronologicamente mi sono state servite in quest’ordine, tutte da persone diverse che hanno personalità e ruoli completamente differenti. Ce ne sarebbero altre ma adesso non mi vengono in mente. Mi hanno fatto riflettere tutte, vuoi per chi me le diceva, vuoi il perchè mi venivano dette. Mi hanno scosso ma non hanno fatto luce su un mondo oscuro, anzi… hanno solo messo in evidenza che non riesco a nascondere le cose bene quanto speravo di poter fare, sapendo comunque di non esserne assolutamente capace perchè io a recitare sono poco credibile, troppo forzato. Poi lo spartiacque è arrivato in palestra: ero sul tapis-roulant a correre come un ossesso e sudato come un capretto non tosato che pascola a ferragosto, con le cuffie al massimo del volume nella speranza di isolarmi in un’isola felice di concentrazione mentre, come al solito, vedevo passarmi davanti i video di DeeJay Tv senza però ascoltarli. Ad un certo punto passano questo:

(Ribasco: per una volta non conta il testo, non conta il ritmo. Solo il video. Solo il video. Bisogna togliere l’audio per capire cosa stò dicendo.)

Cazzo. Questo prende e lega una corda ad un pianoforte, se lo carica e, nonostante tutti lo screzino e gli diano addosso, va sotto da lei per mettersi a suonare. Arrivato lì si fa spezzare il cuore e senza fare una piega, si gira, si ricarica il suo pianoforte e se ne va. Chiunque, stanco dalla fatica del viaggio d’andata, lascerebbe lì il pianoforte pensando “vaffanculo, chi me lo fa fare a portarmelo indietro? Non voglio più suonare. Non voglio più amare.” Poi prende, si mette in mezzo ai binari e si fa tranciare da un treno in corsa… ma questa parte in palestra non l’avevo vista e se potessi la taglierei volentieri perchè è un finale sbagliato nel mio caso.
Ecco! L’illuminazione è che io ad oggi mi sento ancora come questo, al momento ho un pianoforte a coda in legno d’ebano-massello che mi porto appresso e la via di casa mia è decisamente in salita. Però io, a differenza sua che si fa schiantare, voglio continuare a comporre e a suonare, voglio portare questo pianoforte nel punto esatto di partenza e da lì ricominciare a creare qualcosa di tutto nuovo, una nuova melodia, un nuovo genere musicale, qualcosa di totalmente diverso. Ma è inutile mettermi a cercare l’ispirazione negli occhi di qualcuna fintanto che non riesco a togliermi questo peso e il ricordo di tutta la strada fatta avanti ed indietro con la zavorra. Ci ho provato, ma non risulto credibile a suonare una canzone vecchia ad una persona nuova. Riconosco di essere piuttosto lento nel mio ritorno, ma tant’è e non posso prendere in giro le persone, perchè non voglio e perchè non mi riesce. Il cuore è come una zampa ferita, ho imparato a non usarla e le altre due (si, sono un animale a 3 zampe) sono diventate più forti per farmi sopravvivere, ma la consapevolezza ormai acquisita di non poter essere felice senza poter condividere questo mio mondo con qualcuno che possa abbracciarlo dall’interno mi spinge a non lasciarlo ghiacciare nella speranza di poterlo vedere rifiorire come è stato capace di fare. Questo spiega a quelle amiche perchè i miei sorrisi sembrano forzati: non si ride di cervello, non si ride di cazzo… si ride di cuore, ma al momento ancora non ci riesce, le botte che ha preso sotto il profilo dell’amore e, peggio, sotto quello dell’amicizia hanno lasciato ferite che ci vorrà tempo per rimarginare visto che per certe cose non esiste cicatrene. Certi giorni mi sembra di essere sul viale di casa, di essere quasi pronto a riaprire le porte del sentimento, certi altri giorni mi sento lontano anni luce. Forse la cosa più bella che potrebbe accadermi in questo momento sarebbe trovare qualcuna che mi dia sostegno, spingendo senza averne la forza come i bambini piccoli oppure con qualche parola o magari sorridendo a due passi dal traguardo, ed insieme arrivare per poter partire oltre la difficoltà. Cavolo… ho già ricominciato a sognare! Ma mia madre doveva proprio sfornarmi sotto il segno dei pesci?

Stanotte ho avuto un’altra illuminazione: Berlusconi crescendomi con un mix letale di cartoni e sorche ha plagiato i miei gusti in materia di donne, non posso farci niente. Il modello velina mi perseguiterà in eterno. Ma grazie ai miei sacrifici oggi avrò, un domani, soldi sufficienti per pagare gli alimenti a tutti i grandissimi zoccoloni che mi sposerò nella mia continua ricerca dell’altra metà della mela. Sennò, se non mi basteranno, potrò sempre fare causa a Silvio o ai suoi eredi chiedendo loro i danni per avermi costretto a guardare prima l’involucro e poi l’interno.

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"La felicità è vera solo se condivisa."

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