Ribrezzo

“il suo è un sistema vincente a prescindere dagli interpreti.”

Che schifo. Quante chiacchiere, quante parole, quanto fumo. Schifo, solo schifo. Due delle pochissime persone cui ho dato tutto me stesso si sono rivelate essere… il niente. Che cosa triste. Fortuna che ne ho altre intorno che mi permettano di credere che valga ancora la pena condividere se stessi e prodigarsi per la serenità e la crescita di tutti quelli intorno che lo meritano. Pensavo di aver fatto parte di una famiglia, di qualcosa in cui ognuno era insostituibile perchè dava il suo apporto a quell’essenza che faceva di “noi” qualcosa di indistinto ed ineguagliabile. Il football, mi è stato insegnato, era come “una metafora di mondi antichi, dove si esaltavano alcuni valori e se ne aborrivano altri”, era un modo per essere se stessi, davvero, in un microcosmo dove questi valori reali erano onore, perseveranza e rispetto, dove i valori cavallereschi erano apprezzati a differenza di un mondo esterno fatto di bieca apparenza e in cui conta il risultato ma non come ci arrivi. Non ho mai pensato che dare una capata più forte fosse un mio successo personale sugli altri ma che fosse la dimostrazione a chi avevo intorno, alla mia famiglia, che io per loro volevo dare il meglio di me. Ad oggi mi chiedo, e non trovo risposta, ero davvero accecato dal fumo e venivo riempito di concetti da qualcuno che in realtà non ci stava mai credendo perchè alla luce dei fatti sta dimostrando tutto l’opposto? Dov’è finito tutto? Se qualcosa che era destinato a girare intorno per rinascere e ricominciare è finito allora mi domando se in realtà sia mai esistito. Come pochi altri ho cercato di incarnare e divulgare la filosofia dell’ascia bipenne, come pochi ho sacrificato il mio tempo e la mia forza non in nome del football ma dei Barbari e di chi li guidava e ad oggi mi ritrovo ad essere definito un “interprete”, un attore, il recitante di una piece che basta essere imparata a memoria per essere riprodotta alla perfezione. Che schifo. Poteva dirmelo prima, avrei investito il tempo in tutt’altro modo: forse non avrei la sicurezza di me stesso che ho oggi ma probabilmente non mi ritroverei in una notte di luglio a dubitare se tutto ciò in cui credo, tutto ciò per cui mi sono speso, tutto ciò per cui ho dato la faccia e il culo sia mai esistito. Ma in fondo dovevo saperlo, chi getta le fotografie non ha rispetto del passato, non ha rispetto delle persone… figuriamoci chi chirurgicamente toglie un volto da una foto di gruppo. Più passa il tempo e più mi rendo conto che alcune persone, fortissime all’apparenza ma estremamente deboli e complessate nel profondo del loro animo, preferiscano vivere in una realtà parallela in cui tutto gira secondo la loro testa piuttosto che confrontarsi con chi e cosa stà loro intorno. Il problema serio, quello grave, è che io mi faccio trascinare da queste persone nei loro mondi perchè li vedo così belli e cerco di unirli con la realtà reale che fluisce nella mia testa sperando di trovare la chiave di volta per dare piena espressione di me stesso ma puntualmente mi ritrovo ad un certo punto con un tubo nel culo, infilato piano piano e dolce dolce, che mi succhia tutta la vitalità e il genio. Non si finisce mai di imparare! Come disse qualche sapientone e  come mi ripete sempre mio padre “non conosci realmente qualcuno finchè non ci hai mangiato insieme una montagna di sale.”

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"La felicità è vera solo se condivisa."

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