Volare con i piedi per terra è sbagliato

Come se non mi conoscessi, ho preso un caffè verso le 19 con molta leggerezza senza ragionare sull’esito che la cosa avrebbe avuto sulla mia nottata, così, dopo essermi rotolato per un’ora dentro al letto e aver concluso con “merda! quel caffè!”, mi ritrovo a fronteggiare una lunga notte con un mal di testa lasciatomi in eredità dal pomeriggio passato alla sagra dell’uva che non mi permetterà di leggere neanche una riga del mio libro paranoico-esistenzialista e per passare il tempo, quasi quasi, mi metto il cappelo da ragioniere e faccio un bel bilancio. Da dove comincio? Dov’è che ho lasciato la questione l’ultima volta? Che cerchio alla testa. Sono finiti tanti cicli, capisco di essermi fatto tanto grande e non mi diverto più a giocare a fare il bambino a cercare di non fare i conti con me stesso, non mi sento più così attratto dalle cose belle e mi viene voglia di cercare quelle buone. Vero è che mi annoio tanto, che più cerco e più mi sembra di trovare sempre le stesse cose e mi domando: sono le cose a non esserci o sono io a non vederle? e se fossi io a non vederle, non le vedo perchè non ci riesco o perchè non voglio? In certi momenti mi pongo fuori da me e, in rapporto dialettico con me stesso, mi dico di avere belle cose vicino ma mi rispondo che in realtà, però,  non sono cose così speciali. Ecco mi rispondo esattamente questo: “bello – si – ma che ha di speciale?”. Continuo a cercare qualcosa che mi stupefaccia ma non mi faccio più impressionare da quello che non saprei fare o da un paio di occhi, da un bel culo. Cos’è questa? non sarà mica maturità… io non la voglio, chi l’ha messa nel mio carrello? non ho nessuna intenzione di pagarne il prezzo, è un articolo che ho già a casa in abbondanza, non me ne serve altra! Oggi mi hanno paragonato al Papa (e chi è Pallotta, il Papa?) e l’altro giorno mi è stato scritto che sono “un prontuario dei sentimenti umani che non risponde mai con una banalità” (si, mi sto autocompiacendo neanche troppo tra le righe ma il blog è mio, il post lo sto scrivendo io e quindi faccio un po’ come mi pare anche se non è carino) e queste cose mi hanno fatto pensare a come sia tornato totalmente a sguazzare agiatamente nella schiavitù della mia razionalità. è fico avere una persona vicino che ti spiega sempre le cose per come stanno, tanto “so’ tutti froci con il culo dell’altri”. A dire il vero, pensandoci bene, vivo due vite parallele dentro di me: nella prima penso, dico e faccio le cose che razionalità mi impone e nella seconda penso, non dico e non faccio le cose fantasia mi suggerisce. Fortunatamente la rinnovata autarchia sentimentale mi permette di apprezzare appieno i miei pensieri solo che (detto e ridetto) continuo a temere che se non li condivido ne sarò felice solo a metà. Però che fatica st’esistenza! Che palle! Non potevo farmi le canne come tutti gli altri e arrivare a quest’età totalmente ritardato? Dovrei smetterla di andare in giro con questo cuore di plastica e dovrei rimettere il mio al suo posto perchè non è possibile vivere situazioni, che fino a qualche tempo fa mi avrebbero fatto schizzare i battiti cardiaci a 5000 al minuto, senza subire la benchè minima alterazione del ritmo cardiaco. L’altra sera mi sono spaventato: mi sono trovato totalmente d’improvviso in una situazione immaginata migliaia di volte come un elettroshock e invece non ho provato assolutamente niente. Niente. Non ho sentito niente. Oppure, l’altro giorno avevo un tramonto bellissimo davanti, uno scenario effettivamente bello, un bel momento, e io niente. Niente totale. La gente mi piange addosso, mi ride addosso e io niente. Niente. Poi mi ritrovo che sto guidando il motorino, penso qualcosa e inizio a ridere, ad essere felicissimo. Mi capita talvolta di vedere un atteggiamento di mio padre e provare un affetto smisurato ma che, per prassi, non esterno e non segnalo. Ho sfasato totalmente i sentimenti. “Voglio bene” bene (nel senso che riesco a voler bene in modo molto sentito) ma non amo. Non riesco a spiegarlo senza sminuire il concetto di volere bene, o forse sì. Ho sempre avuto un’altissima considerazione del sentimento amoroso e l’ho sempre differenziato rispetto a qualsiasi altro, ne ho sempre visto una funzione catartica, romantica, salvifica, è come se fosse qualcosa che vada oltre, qualcosa di più, e poi sotto nella scala gerarchica c’è l’Affetto. Ecco! Con l’Affetto vado forte, con l’Amore oggi non vado per niente. Mi domandano spesso, o cercano di convincermi senza successo, che sia perchè io abbia paura di soffrire nuovamente. Tuttaltro! Il problema è che io non voglio un amore banale. Non ho modo di raccontarle, di esprimerle, certe emozioni perchè le ho prese e le ho nascoste dentro una scatola che ho chiuso in una cassaforte che poi ho messo dentro un baule che ho infilato dentro una cassapanca posta dentro un armadio che è stato lanciato in fondo al mare al centro del triangolo delle Bermuda per non doverle pensare più, ma quando provi certe cose, quando capisci cos’è ‘sto cacchio di Amore di cui tutti parlano, non ce la fai ad accontentarti. è un po’ come per i monaci che fanno voto di tutto quello che possono avere o desiderare in nome di qualcosa che non sanno se esista ma che qualora ci sia è sicuramente la cosa più bella del creato: io non voglio impicci del cuore, non voglio ferire, non voglio niente di piccolo, se devo andare a pesca voglio prendere Moby Dick a costo di lasciarci le penne, se devo volare con i piedi per terra tanto vale rimanere in porto a giocare a carte. Ammazza che metafora che ho tirato fuori dal cilindro. Dopo questa e circa 1000 parole svanverate così posso anche provare ad andare a letto.

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"La felicità è vera solo se condivisa."

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