Soffrire dentro e non ricordarsi perchè

Diceva Alberto Tomba “chi mi conosce lo sa!” ed in effetti chi mi conosce ormai ha imparato che l’effetto che ha su di me l’alcool è, come per chiunque, abbassare i freni inibitori linguistici portandomi a dire cose spesso frutto di delirio e non di ragione e, soprattutto, quello di azzerare totalmente la mia capacità di incamerare ricordi. Mi ritrovo così a passare mattinate a ricostruire le mie serate e a maledire la mia lingua maledetta e il mio cervello che si lascia andare a cose che mai e poi mai avrei detto se avessi avuto la mia lucidità a portata di intelletto. Oggi, per sbaglio, ho scoperto che da quando ho un iPhonch scrivo dei post sotto effetto di alcool e li salvo come bozza. Ad esempio, qualche tempo fa, in una serata non delle migliori ho scritto questo.

“Più vado avanti e più tutto sembra complicato. È come se più io tendo verso un punto e più tutto sembra muoversi in senso contrario. È diverso rispetto al passato, è come se si fosse rotto un ingranaggio e non sono capace a capire se andare a chiedere all’orologiaio di entrate dentro di me o di operare fuori da me. Ho perso il contatto con la realtà e so per certo che sono stato io a tagliare i ponti con qualcosa che non mi apparteneva ma non sono stato capace a creare un nuovo collegamento. Mi manca qualcosa, la mia razionalità non ci arriva e questo mi spaventa! Cose sceme, come una buonanotte non data con i crismi dovuti, si palesano in me come una mancanza che evidenzia la discrepanza tra ciò che ho o posso avere e quello che desidero. Mi sento come se un vestito preso al primo negozio mi possa stare solo male e nonostante abbia i soldi per andare dal sarto a farmene fare uno su misura non ne trovo uno capace. Ma cosa è cambiato in me? Perchè prima indossavo tanti abiti senza pormi tanti problemi ed oggi è diventata una impresa entrare in un camerino di prova? Boh! Mi analizzo fino all’osso, ma risposte non ne trovo. Giro da troppo tempo, probabilmente, intorno a me stesso, sono un cane che si morde la coda. Mi è stato detto “forse pretendiamo troppo”, so che non è così: non cerco il raffinato, voglio il non banale.”

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