Metereopatia spinta

“Conosci te stesso. E vedi di volergli bene.” scrissi un po’ di tempo fa. Sono sempre dello stesso avviso, ma molto rafforzato. Per capire se stessi l’unica via è l’autoanalisi che può avvenire su più strati, ad esempio quello più profondo attraverso la ricerca dei proprio bisogni, delle proprie sensazioni, delle proprie categorie di pensiero, oppure a livello più superficiale analizzando i propri comportamenti emergenti (cioè i modi in cui reagiamo a situazioni che non dipendono da noi) o i propri umori. Così facendo mi sono ritrovato a notare che, sempre di più, il mio umore viaggia a cavallo di una sinusoide (è un’onda descritta matematicamente dalla funzione seno e, guarda un po’!, graficamente fa tutti seni) e ho cercato di capire cosa fosse a trascinarmi su picchi di felicità e filantropia e cosa ad affossarmi in momenti di depressione ed estrema introversione. Alla fine sono arrivato ad una conclusione: il tempo. Non il tempo misurabile in secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni, il tempo atmosferico, il meteo insomma. L’altra mattina mi sono svegliato con un clima terribile e una voglia trascinante di fare niente ma sono andato comunque al mare, come da programmi. Durante la mattinata è uscito il sole e ha fatto germogliare in me il seme dell’allegria: sono andato al mare, ho giocato con un cane, ho fatto il bagno, ho nuotato, ho organizzato un barbecue, ero felice. Il giorno dopo, la mattina mi sono svegliato con un rodimento di culo logorante, ho passato una giornata intera a non parlare con nessuno nonostante casa mia fosse piena di gente e, nonostante io abbia cercato di farmi cambiare idea in ogni modo, ho continuato così fino a sera e solo nel momento di spogliarmi ho visto i miei vestiti bagnati e ho notato che avesse piovuto tutto il giorno. Il giorno appresso ripioveva, mi sono preso secchiate continuative addosso andando in motorino, l’acqua ha annientato la mia pennetta usb e il mio spirito d’iniziativa portandomi a concludere che solo dormendo avrei potuto evitare che una giornata iniziata in modo pessimo avrebbe potuto sfociare in peggio: dormivo pensando che la vita è una merda, che non c’è futuro, che è inutile sbattersi. Il giorno dopo ancora mi sono svegliato, sono andato in ufficio, ho lavorato sodo, mi sono fatto venire tantissima voglia di lavorare e studiare, di prendere un’altra laurea o un master, di cambiare tutto ciò che non mi piace, di salvare il mondo, di condividere il meglio di me, di annientare la fame nel mondo e così via. Motivo? C’era un sole che spaccava le pietre. Allora mi sono rassegnato a più di una cosa. La prima è che sono metereopatico e manco poco, il chè però mi ha dissuaso dalla convinzione di avere un periodo di mestruo, la seconda è che io non posso andare a vivere in località del mondo in cui il sole compare solo in cartolina, il chè mi porta a pensare che sia il caso di cominciare ad imparare l’Arabo piuttosto che l’Inglese.

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"La felicità è vera solo se condivisa."

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