Cose che ho imparato in Thailandia

  1. I film indiani fanno veramente cacare, sembrano scontati film americani degli anni 80: sembrano essere 30 anni indietro, sono sconclusionatissimi e la cosa sconvolgente è che a loro piacciono tantissimo.
  2. Quando inizi a portarne troppe, le maschere si applicano sulla tua faccia senza che tu lo voglia, fanno come gli pare. Io accetto e mi limito a portarle, facendo del mio meglio.
  3. Quello che ho e quello che non ho sono ciò che mi sono meritato nella vita. Perchè dietro la mia lucidità, la mia razionalità e la mia freddezza, i miei casini li ho sempre combintati, nascondendomi più o meno bene ma ricevendone inevitabilmente i frutti avvelenati che , alla fine, ho imparato a mangiare e non mi danno neanche più tanto fastidio quando li digerisco. Li caco anche abbastanza compatti.
  4. Uno dei primi cartelli che ho incontrato in Thailandia recitava “noi Thailandesi ci distinguiamo per 1. SICUREZZA 2. SERVIZI 3. STANDARD 4. SISTEMI 5. SAGACIA” ; la quinta è stata palesemente aggiunta dopo per la soddisfazione di essere riusciti ad usare 4 parole con la S per descriversi.
  5. L’ascetismo non è sicuramente la via per la mia realizzazione, mi da troppo la sensazione di essere lì a non fare niente.
  6. Non sono attratto minimamente dai miei simili. Nel senso che non mi piacciono le persone identiche a me. Capisco che se non piaccio a me, dovrò trovare qualcuno di veramente strano per piacergli.
  7. Esiste un importante abisso concettuale di distanza tra le parole Confusione e Smarrimento.
  8. Se mangi Thailandese aggiungendo salsa chilli a tutto dopo 5 giorni l’intestino acquisisce la scorrevolezza del Grande Raccordo Anulare il giorno di Ferragosto ad ora di pranzo.
  9. Non viaggio in posti dove so che mi troverei perfettamente a vivere perchè sono terrorizzato dall’idea di rischiare di non voler tornare più indietro. Che poi, è un po’ la metafora della mia esistenza.
  10. La canzone più intrippante del mondo è dei 4tu e si intitola “Sei come il giorno che domani tornerà”. Credo il testo più brutto ed insensato mai sentito in vita mia.
  11. In thailandia se fai cazzate non ti puniscono subito, ti lasciano andare. Poi arriva un ragazzino di corsa e, alle spalle senza che tu lo veda ti piazza un calcio volante sul collo e ti mette k.o.
  12. Quando mi raso a zero i capelli sto rinunciando alla mia personalità.
  13. Una mignotta si riconosce dal fatto che si pettina in continuazione. Soprattutto se è un trans.
  14. Il destino talvolta fa cose strane: in genere mi da una croce da portare ma mi fornisce delle scarpe nike per sentire meno la fatica.
  15. Andare almeno in 3 in motorino senza casco è una prassi, ed è pure divertente.
  16. Se si chiamano COUGAR c’è un motivo: non mollano l’osso finchè non sono morte.
  17. Non riesco a capire quelli che dormono con l’aria condizionata e poi si mettono la coperta.
    17 bis. Di conseguenza, non capisco perchè su aerei e pullman ti diano una coperta dopo aver messo l’aria condizionata ghiacciata.
  18. Il lato oscuro ha davvero i biscottini ma ti stomacano dopo due giorni e  marciscono presto.
  19. I 7/24 sono progettati per soddisfare ed incitare tutti i desideri di un fattone durante la fame chimica.
  20. è possibile scoppiare dei palloncini d’aria anche a 5 metri con una cerbottana utilizzando la vagina
    20 bis. è anche possibile tenere dentro la vagina dei pesci rossi e dell’acqua per un tempo vicino all’infinito e poi rigettarli dentro la loro ampolla
    20 ter. Benchè esistano uomini che non riescono ad aprire una bottiglietta d’acqua in plastica usando le mani, esistono delle donne che la possono aprire con la vagina.
  21. Dopo 8 giorni di Sole Thailandese la gente mi salutava dicendo “salam alaikum”.
  22. Le massaggiatrici si dividono in due categorie: il modello soft molto carino e delicato che prima o dopo il massaggio e a prescindere dalla sua qualità offrirà del sesso ed un secondo modello di femminona Sora Lella con degli avambracci enormi che alla fine del massaggio ti farà scrocchiare qualsiasi osso del corpo tu abbia neanche fosse il più esperto degli osteopati al mondo.
  23. Sono furbissimi: prima sorridono e ti dicono di si, poi cercano di capire che cosa gli hai appena chiesto o detto.
  24. Se i caratteri della scrittura rappresentano la personalità di un popolo, la sensualità dell’alfabeto thai rispecchia tutta la delicatezza e l’operosità della loro gente
  25. Potrei tranquillamente trasferirmi e sposare una Thailandese. Tocca solo inventare un lavoro.

F

Volevo un segnale ed è arrivato. Forte come uno tsunami, chiaro come un lampo. Devo ringraziarti Mamma?

Ho amato due donne nella mia vita, ho odiato due uomini nella mia vita.
Quasi 5 anni fa mi sono innamorato, seriamente. Vivevamo a casa mia e sembravamo mia Madre e mio Padre in miniatura, giocavamo sempre contro a Burraco e facevamo le stesse litigate. Quando loro le mettivi vicine sembravano sorelle, due bambine. Lei era il lato solare di mia madre, ho vissuto un momento meraviglioso. Poi la mia follia mi ha fatto rovinare tutto. E tutto è finito. Ad oggi ancora zoppico e porto le ferite di quel finale: la prima donna che amamo davvero, andava a letto con uno degli uomini che tanto odiavo. Un trauma. L’ultima volta ci siamo scritti ieri sera, Lei mi cerca e io continuo a ripeterle che ci sarò sempre, Lei continua ad essere lontana nel mondo. Mia madre se ne è andata 2 anni fa a causa della sua incapacità di accettare la realtà dei grandi, se ne è andata per un vizio, il suo lato oscuro. Se ne è andata ancora bellissima. Io sono incapace di accettare di aver perso il mio pilastro.
Dopo 15 giorni mi innamoravo di nuovo, pensavo fosse l’interpretazione del segnale del Destino: ti levo tua madre e ti metto accanto la donna della tua vita. Per lei ne ho lasciata un’Altra che sembrava perfetta. Mi è entrata nella testa passando per l’orifizio da dove esce il mio vizio, una passione carnale disarmante salita dritta al cervello e da cui non ho più saputo fare a meno. Una droga. Totalmente preso. Un amore folle, l’incapacità di staccare le mani dal suo corpo o il dito dal telefono, inebriante. Era il lato oscuro di mia madre, quella follia perversa che ogni tanto la portava lontano da se stessa e dai suoi ideali. Inaspettatamente, la mia vanità mi ha fatto rovinare tutto. Dopo due mesi è sparita “non merito il tuo amore”. Poi è tornata. Poi è sparita. Ritornata. Risparita. Fino a diventare un fantasma. Fino a ieri, l’ultima volta che mi ha scritto, dicendomi che voleva il mio bene e che ero il suo faro.  Mi sono aperto il cuore per farle capire che errore fosse il pensare di non meritare il mio amore, ho dato il meglio di me. Oggi scopro che si è fatta scopare dall’unico altro uomo che ho odiato in vita mia. Pensare che una volta, dopo aver fatto l’amore, le dissi “ho paura che tu mi faccia lo stesso male che mi ha fatto la mia ex”, che gufata mi sono fatto. Anche se ammetto che lei l’aveva detto dall’inizio di non essere la donna per me. Lo sapeva.
è stata la botta più forte che ho preso. No, non la più forte, è l’insieme delle botte che è impressionante: io non ho più la forza, non riesco più a reggere, ne ho prese troppe. Anche se mi rialzassi chiedo il K.O. tecnico.

La forza magari non ce l’ho, in compenso ho dei meravigliosi amici che ho chiamato subito, tutti. Ognuno ha messo un pezzo del puzzle, ne è uscito fuori il disegno di una strada. Adesso sta a me avere il coraggio di scegliere la direzione e cominciare a camminare. Scegliendo di avere la forza di non voltarmi mai più perchè, a questa roba, se le dai modo di continuare ad esistere ti insegue e non ti lascia mai. Sono pronto per abbandonare il ricordo dell’amore che ho nutrito per mia Mamma, sono pronto a lasciarmi alle spalle tutto il dolore che ho subito da sempre, sono pronto a bruciare tutto ciò che ho intorno, tutto ciò che ho coltivato finora, e a ricominciare da capo.

Devo smetterla di cercare la perfezione preconfezionata, devo crearla. Sono pronto. Sono stato tutto ed il contrario di tutto. Adesso devo partire per la strada verso un nuovo me. Ma ti prego Destino: Elia no. Ci siamo intesi?

Il Campione

Stasera ho cambiato l’immagine di copertina di facebook e ho messo la foto che più è evocativa del ricordo di mia madre. Dopo un po’ mi è venuta voglia di mettere l’immagine di me, bambino, di cui io stesso ho ricordi della scena in cui veniva scattata e lì mi inquadro quando ripenso alla mia infanzia.
Ho navigato un pochetto e sistemato la camera, ho riaperto facebook e notato che le due immagini si guardavano tra di loro. Con sentimenti diversi: lei nasconde un sorriso dolce, l’aria di chi simula tranquillità quando sà che sta facendo qualcosa di non bello, la faccia di chi si allontana cotrovoglia; lui ha l’aria triste di chi non ci vuole stare, del bambino che non è d’accordo ma accetterà per non fare cosa sgradita, per non essere considerato cattivo. Lui sembra nato vecchio, la faccia di chi ha già capito che se qualcuno se ne va con quello sguardo già sa che non tornerà mai più. La forza di accettarlo sul momento e l’incoscienza da bambino di non pensare alle conseguenze future delle proprie azioni e dei propri sentimenti. Lei con l’aria di bambina, di chi stà giocando anche nel momento più difficile, quando c’è scritto che è vietatissimo farlo perchè altrimenti la gente si sveglierebbe per il rumore.
Così era e così siamo.
Tu sicuro. Mi ti immagino lassù a fare i tuoi portachiavi a San Pietro, a cucinare melanzane alla parmigiana e lasagne per tutti gli angeli, mentre ti opponi e ti sdegni ogni volta che ti parlano dei diavoli. Che proteggi tutti. Ed io uguale. Mi vedo quaggiù a capire sconosciuti tutto il giorno per portarmi due soldi a casa, ad ingozzarmi di qualsiasi cosa con chiunque, mentre mi guardo con sdegno e rinnego ogni mio valore. Che ho continuato la missione di proteggere tutti e nel difendere gli altri da me e dal male che ho fatto mille volte, ho smesso di darmi loro. Mi sono vietato di amare. Mi sono ucciso, sono morto. Dentro.
Presa coscienza delle ripercussioni delle emozioni, mi sono interrogato sul quando ho cominciato a scegliere di procombere e ho capito una cosa: che una mamma vede nel figlio la proiezione di se stessa, molto più del padre, al punto da crescere il figlio facendolo sentire sempre come se fosse il più bravo, il più bello, il più forte, il più alto, il più intelligente, il migliore, di tutti. Quello con gli occhi dritti, quello con i denti perfetti, quello con i capelli displinati, quello giusto. Un capolavoro!  E ho capito che mi manchi: mi manca una persona che mi faccia sentire come fa una mamma. Che poi… non è vero, non lo fanno tutte le mamme, ce ne sono tantissime che fanno sentire delle nullità o delle normalità i propri figli. Mi manca il modo in cui Tu eri mamma. Mi manca il modo in cui eri la mia Mamma. Mi manca quella mamma che sapeva farmi sentire un campione. Mi manca Filo. Mi manca vederti far sembrare un campione Papà. Mi manca quel mondo magico in cui “in qualche modo faremo”. Mi manca non saper portare avanti la tua filosofia del prima il piacere, poi il dovere.
Forse devo riconoscere quella mano, ammettere che mi sta salutando, capire che è andata, è finita, ormai sei lontana ed il bambino è già diventato grande. Accettare la realtà. Crescere.
Il problema è che sei andata via troppo presto, hai lasciato il lavoro a metà. Hai fatto perfettamente la prima parte, quella in cui si insegna ad incassare e a schivare i colpi, ma hai lasciato totalmente in sospeso la seconda, la parte in cui si insegna a portarli. E, io, di maestri al momento non ne vedo. Dovrò fare l’autodidatta? e Dove si studia? e, sopratutto, Ce l’ho il tempo? Mandami un segnale. Ma mandalo in qualche modo assurdo di quelli che avresti usato tu, stupiscimi come hai fatto, fai e farai sempre.

illuminazione

Pensieri di rivoluzione

Riflettevo sulla storia del mio predicare bene e razzolare male: passo le giornate a dire alle persone che devono inseguire i sogni e che qualsiasi giorno speso a fare qualcosa che non sia in linea con il raggiungimento di quella meta è un giorno buttato. E io che faccio? Butto la vita. La butto nel peggiore dei modi: sto tutto il giorno dentro ad un ufficio a fare belle persone che mi riempiono di fumo e promesse e, all’atto pratico, mi tengono nascosto in un angolo e a farmi venire la panza. Invece dovrei fare un lavoro in una città con un sole insopportabile per quanto forte, andando in giro con una moto gigantesca e rumorosa come poche, all’aria aperta, usando il corpo e le energie, aiutando gli altri, insegnando a fare cose ed elargendo il mio amore come se fosse manna dal cielo, in una nazione dove non ti mangiano di tasse e non ti prendono per il culo dalla mattina alla sera. Ecco, il punto è che io mi sono rotto il cazzo di farmi prendere per il culo a testa bassa. Se dev’essere così, meglio morire. Basta abbassare la testa. Basta fare pippa, in nome di che cosa poi?

Io mi sono rotto il cazzo.

Cose che ho imparato ad Ibiza

Sono poche, ci sono stato solo 2 giorni per un addio al celibato:

  1. Su Airbnb girano sole che è una bellezza
  2. Ad Ibiza, se sei donna devi andare in giro tirata come se stessi per fare l’ultima sfilata della tua vita ma se sei uomo puoi andare dove ti pare in canotta e ciavatte o in pigiama e non fregherà niente a nessuno
  3. Il modo migliore per dire “so quello che sto facendo” è indubbiamente “vuoi insegnare ad un culo a cacare?”
  4. Per le donne fascino, carisma, dimensioni e amore vanno in secondo piano di fronte ad un conto in banca esorbitante
  5. I perizomi da donna non hanno lo spazio per mettere il pacco maschile
  6. Il Whisky può fare veramente del male
  7. I luoghi dove essere troia è normale tirano veramente fuori il meglio dalle ragazze troie
  8. Il posto in assoluto dove dormo meglio è l’aereo
  9. Uno dei motivi del mio stato perenne di single è che, effettivamente, io sono mortalmente attratto da ragazze (troioni) a cui non so veramente cosa raccontare

Cose che ho imparato in Perù

  1. Oltre le 10 ore di volo in aereo vale la regola della scorreggia libera per tutti i passeggeri.
  2. Per essere fico devi personalizzare il suono della retromarcia del tuo veicolo: se metti la Lambada sei il numero 1.
  3. Il traffico di un tranquillo Lunedì pomeriggio a Lima fa sembrare Roma una città di periferia con un paio di macchine incolonnate per sbaglio.
  4. Grazie alla buona idea degli Inka di sacrificare le donne più belle, gli uomini più intelligenti e quelli più prestanti fisicamente, ad oggi i Peruviani sono tutti brutti, bassi e stupidi.
  5. Man mano che cresco comincio a capire cose di me che prima, non solo rifiutavo, pensavo fossero il mio esatto opposto.
  6. L’interesse che una persona ha nei tuoi confronti è inversamente proporzionale al numero di volte che questa guarda il cellulare durante una conversazione.
    6bis – Fuggi a gambe levate da chi tiene il cellulare con lo schermo rivolto verso il basso quando siete soli.
  7. In Perù non si va spesso al ristorante: quando ci si va si pretende che il piatto sia grande come se fosse l’ultimo della vita. Insomma, andare a cena fuori è come andare ogni volta ad un banchetto di un matrimonio.
  8. Fare le vacanze nell’emisfero dove è inverno quando nel tuo è estate non è la stessa cosa che andare nell’emisfero in cui è estate quando nel tuo è inverno. E ha senso solo la seconda frase.
  9. “Non esiste una ragazza bella, intelligente, arrapata e libera: una della 4 manca sempre”.
  10. Napoleone viene visto dai Peruviani, non come un grande conquistatore che ha segnato la storia del mondo, come uno che scopava una cifra.
  11. Se c’è un posto dove potrei veramente annoiarmi a vivere è il Piemonte: non si divertono mai, non parlano, non fanno casino.
  12. Non ho bisogno di andare in montagna per sciare: si può tranquillamente fare sulla sabbia, nei deserti.
  13. Esistono laghi talmente grandi che, attraversandoli, sembrano mari.
  14. è totalmente impossibile scopare sopra i 4000 metri di altezza.
  15. Se tengo in mano una caramella Halls per più di due secondi, a causa dell’enorme calore delle mia mani, la carta si attacca e diventa totalmente impossibile scartarla.
  16. Devo rivedere la mia frase occasionale “i treni passano una volta sola”: non rende, il treno è per definizione qualcosa che va e viene. Dovrei dire tipo “quando una fiamma si spegne, è morta: puoi accendere di nuovo il fuoco, nello stesso punto, con lo stesso combustibile, ma sarà una fiamma mai identica, nuova e diversa”.
  17. Cupido non si innamora. Ma non ricordo perchè.
  18. Per rimorchiare in Perù non devi essere bello, ricco, alto, potente, simpatico, devi reggere l’alcool più delle donne Peruviane o essere abbronzato.
  19. Se ti chiedono di tenere compagnia per una sigaretta in alta quota di’ sempre di no: potrebbe durare ore.
  20. La donna della mia vita sicuramente non è Peruviana.

Impressioni di Agosto

Mi chiedo: è primo Agosto? Me li ricordavo diversi i primi di agosto, ricordo le vacanze, ricordo gli ombrelloni, ricordo che fossi nero come un nero, ricordo il caldo e l’umido, ricordo più notti che mattine (in realtà ricordo poco di entrambe), ricordo il Festivalbar, ricordo i miei che andavano a comprare i cornetti tutte le mattine in bicicletta, ricordo le comitive di mille persone, ricordo le bombe a mezzanotte comprate in motorino in 3 o 4 (sullo stesso motorino che il benzinaio di Anzio era sempre chiuso e bisognava risparmiarla), ricordo che stavo sempre – al più – in mutande, insomma ricordo diverse cose ma cose diverse. Molto diverse. Oggi fa freschino forte, sto in maglietta, sono bianco come uno del sud-america, sto ascoltando Spotify, ho una fame che me se porta e il cornettaro più vicino è a 3km e domattina sicuramente sul tavolo non ce ne saranno, vedo ombrelli al posto degli ombrelloni, ricordo tutto quello che faccio e anche le tre persone – sempre quelle – che frequento, faccio benzina il Venerdì pomeriggio in Vaticano, domani lavoro, non ci sono neanche le zanzare.
Ok, per il clima posso dissedire ma soprassedere, essere anche felice che sia arrivato Spotify al posto di Amadeus, ma per il resto come la mettiamo? È finita che sono mi sono ritrovato grande in un minuto e non ho avuto modo di notare come l’Estate del ragazzo stesse scivolando via per poi sparire. Non la sto prendendo per niente bene e mi ritrovo a desiderare e cercare di fare cose che avevo e non ho più, come remake cinematografici di dubbia utilità e scarso successo, e mi attacco alle cose che a 20 anni non cercavo e non desideravo mentre tutti le facevano. È una strana transizione. A stemperare un po’ questo sentire è l’aspettativa che l’Inverno sarà come tutti gli altri e non ci sarà troppo modo di riflettere sui passati. Di che clima farà di sicuro non ho idea, però.

Pacchi di fazzoletti Tempo

Forse siamo poco bravi, magari meno forti di quello che dovremmo essere o vorremmo apparire, ma ci non ci riusciamo a fare quello che abbiamo promesso: continuare a ridere. Facciamo insieme, con dei sorrisi appena abbozzati, meravigliose azioni per cui in altri momenti avremmo banchettato e ci saremmo ubriacati e, subito dopo, ci ritiriamo nel nostro personalissimo modo di piangere e di consumare pacchi di fazzoletti. Quelli che avevi comprato tu, Bambolina, in quantità industriali senza un motivo apparente, quasi profetica. Proprio i Tempo, quello che sta volando e che non fa il suo dovere. Ma questo l’ho già scritto. è ora di farsi grandi, ancora una volta, ancora di più.

Basta cercare

Da un po’ di tempo non riesco a scrivere, da un po’ di giorni non riesco neanche a pensare, negli ultimi giorni ho temuto di essere diventato stupido. Ho avuto un momento di demotivazione terribile e facendo una breve analisi dell’ultimo periodo, della mia situazione lavorativa, di quella sentimentale, e tirando le somme degli ultimi fine settimana passati ho temuto quasi di dover dichiarare il mio stato vegetativo a causa della totale assenza di attività cerebrale. Ho pensato seriamente di contattare il controllo di gestione karmico per chiedere un bilancio della situazione e capire se la partita fosse in positivo o in negativo e regolarmi di conseguenza nella speranza di potermi comportare male e non sentirmi troppo in colpa. Poi, oggi, mi sono ricordato di essere stato invitato ad un incontro, tramite linkedin,  con un gruppo di persone non meglio identificate: mi sono ritrovato con un consulente e la sua squadra, un professore di psicologia e organizzazione (geniale, idolo!) e 5 direttori del personale ad una tavola rotonda senza argomento. Il risultato è stata una meravigliosa conversazione di 3 ore e passa sugli argomenti più disparati, da Socrate alla formazione in azienda, passando per cinema anni ’50 e voci interiori. Hanno anche servito dei tè particolari fatti con le bustine all’antica. Sono uscito da lì rinfrancato, ho fatto delle conversazioni brillanti e ho notato che se stimolato il mio cervello è ancora in grado di mandare imput alla bocca e alla labbra tali per cui escano da me dei concetti in grado di toccare l’anima delle persone e smuovere qualcosa dentro di loro, farmi vedere la luce nello sguardo degli altri. Ah, cazzo! Mi sono sentito vivo come non facevo da un botto e mi sono ricordato di quanto sia semplice vivere gli altri condividendo un pensiero, un libro, un momento, un’idea. Si è stappata la vena, almeno per stasera ed è tornata la voglia di provare a trascinare, di provare a dare. Ho risentito quella scintilla che accende la speranza e mi permette di affrontare il tutto con il piglio che mi ha sempre contraddistinto. Al chè ho tirato fuori il telefono dalla tasca e ho trovato vari messaggi della banca in cui mi avvisavano che i miei fondi stavano venendo disinvestiti e un ultimo messaggio di mio padre che mi avvisava che ho comprato casa. Mica male, no?
Per non sbagliarmi e farmi prendere dall’entusiasmo, dovessi essere troppo felice, ho condiviso questo con la persona sbagliata rimanendoci male come ogni volta. Recidivo, quindi stronzo. Ma, mentre oggi pomeriggio avrei pensato che il mondo è la solita merda con le orecchie tappate, stasera ricordo quello che ho imparato a fatica nel corso degli anni e che tanto mi ha reso felice: condividi con qualcun altro, qualcuno che ha voglia e bisogno di sentire c’è sempre, basta cercare.